L'intervista a Cesareo

In occasione di un evento organizzato da l’Isola delle Note presso la Casa delle Associazioni di Arese, i nostri Luca e Chiara hanno intervistato il chitarrista e compositore storico del celeberrimo gruppo Elio e le Storie Tese, ecco un piccolo assaggio delle tante cose interessanti che ci ha raccontato.

Cesareo, all’anagrafe Davide Luca Civaschi, è un musicista la cui carriera vanta innumerevoli successi grazie ai quali negli anni ha raggiunto la nomea di “polistrumentista di stimate capacità tecniche e compositive” diventando tra i chitarristi più noti al pubblico italiano.

Insomma di musica ne capisce parecchio, risponde infatti alle nostre domande alternando ironia, professionalità ed esempi, citando grandi leggende della musica da cui confessa di aver imparato molto e rubacchiato elementi di stile che poi sono andati a plasmare il musicista che è diventato nel tempo. 

Da artisti incredibili come Hendrix, Jimmy Paige dei Led Zeppelin e Paul McCartney soprattutto, ha appreso qualcosa di importantissimo cioè ad essere prima di tutto un musicista al servizio della band, non un semplice chitarrista che suona virtuosismi.
Approfitta dell’esempio di McCartney per spiegare come la passione sia la molla che fa la differenza tra un bravo musicista e un bravo esecutore. La tecnica è importante, certo, ma è altrettanto importante l’originalità, l’impegno e, all’interno di un gruppo, essere funzionali, suonare non per mettere in luce se stessi ma trovare le note giuste, quell’accordo particolare, un riff originale perché il brano funzioni, mettersi cioè al servizio della band.

Parlando della musica in Italia, Cesareo si dichiara dispiaciuto di come l’arte in generale non venga considerata un bene primario e non venga di conseguenza tutelata la figura di artisti e musicisti in quanto professionisti. Ciò a cui di solito non si pensa è che andare a vedere un concerto, uno spettacolo, vuol dire assistere al risultato del lavoro di tantissime persone, non solo dell’artista che si vede sul palco.

Abbiamo poi domandato a Cesareo come viva questo particolare momento musicale in cui pare che conti quasi più l’immagine di un prodotto che il prodotto in sé, e se da una parte ci parla di una sorta di musica di plastica, per cui al musicista che suona lo strumento si preferisce la base creata al pc e la voce carica di effetti, dall’altra però non condanna questo periodo proprio perché, come insegna la storia, ogni nuova forma d’arte inizialmente viene accolta storcendo il naso ma poi i generi iniziano a convivere, si mescolano tra loro dando origine a nuovi generi e nuove sonorità.

Ci saluta rivolgendo un pensiero a tutti i ragazzi giovani che, grazie al successo recente di gruppi come i Maneskin o di quei videogiochi di simulazione tipo Guitar Hero, si augura possano appassionarsi e andare a comprare uno strumento vero dando origine così a una nuova generazione di musicisti.

Non potevano durante l’intervista mancare dei momenti meno seri, in perfetto stile EelST, ad esempio quando gli chiediamo quale sia l’origine del suo soprannome e la risposta è stata: “Sinceramente? Non me lo ricordo!”

Puoi ascoltare l’intera intervista qui: 

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